Mappature giunge alla sua quarta edizione.
Tre anni di mostre, artisti e pubblico che si sono incontrati nell'ex chiesa di San Lorenzo a Poppi: un luogo restituito alla comunità, capace di tornare spazio vivo attraverso l'arte contemporanea. Edizione dopo edizione, la rassegna ha accolto opere e sguardi molto diversi tra loro, confermando che non esiste un unico modo di fare arte, né un unico modo di fruirla. Ogni incontro ha lasciato qualcosa — una domanda aperta, una percezione modificata, la memoria di un'opera che continua a lavorare anche dopo che ci si è allontanati da essa.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra l'Albergo San Lorenzo e Silvia Rossi, con un principio che resta invariato fin dalla prima edizione: tutte le mostre sono ad ingresso gratuito. Una scelta che riflette l'idea alla base della rassegna — rimettere i luoghi a disposizione delle persone, creare spazi accessibili per gli artisti e per chi vuole incontrarli, senza filtri economici o culturali che limitino la partecipazione.
Ogni edizione si articola in più tappe espositive. Ogni mostra apre un discorso che la successiva continua o trasforma, costruendo nel tempo un percorso in cui l'ascolto e la fruizione sono parte integrante del significato delle opere — non solo cornice, ma sostanza. È un format che richiede pazienza e fiducia: nella lentezza come valore, nella possibilità che l'arte parli in modo diverso a persone diverse, e che quello spazio di differenza sia proprio ciò che vale la pena preservare.
La quarta edizione propone tre mostre tra aprile e settembre 2026, attraversando linguaggi e generazioni diverse. Ad aprire la rassegna saranno le opere di Linda Aquaro e Laura Serafini, due artiste che portano nello spazio di San Lorenzo il proprio modo di guardare il corpo umano, la memoria e l'identità — con strumenti pittorici distinti ma con una sensibilità che, nell'incontro, rivela affinità inattese.
Prosegue con il terzo appuntamento l'edizione 2026 di Mappature — Geografie dell'arte contemporanea con «Misura dell'invisibile», mostra personale di Giulia Aversente a cura di Silvia Rossi, che porta nel cuore del Casentino una ricerca pittorica focalizzata sul corpo inteso come misura e soglia dell'invisibile
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